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Domenica 20 Maggio: Solennità della Pentecoste (Unzione dei malati nella Santa Messa delle 10:30)


Domenica 20 Maggio si celebra la Solennità della Pentecoste.
Durante la Santa Messa delle ore 10:30 ci sarà l'Unzione dei Malati.

Il Cardinale Vicario ha invitato i parroci a valorizzare la celebrazione della Pentecoste. Queste le sue parole: «Affinché nella fede popolare cresca la consapevolezza che la vita cristiana è vita nello Spirito Santo si dia maggiore attenzione alla celebrazione della Pentecoste, come diamo rilievo alla Veglia pasquale, sviluppando dal punto di vista catechetico e liturgico la fede nello Spirito Santo».

La Domenica di Pentecoste si ricorda e si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. La Chiesa, in questa solennità, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.

QUALI SONO LE ORIGINI EBRAICHE DELLA FESTA?

Gli Ebrei la chiamavano “festa della mietitura e dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una festa agricola. È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco “Pentecoste” significa 50° giorno. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32.
Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

IN QUALE PASSO DELLA BIBBIA SI RACCONTA L’EPISODIO DELLA DISCESA DELLO SPIRITO

SANTO?


Al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli. Gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio. «Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste», si legge, «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…».

COS'È E COSA RAPPRESENTA LO SPIRITO SANTO?

È la terza persona della Santissima Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche “Paraclito”, cioè “Consolatore”).
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della “personalità” e della “divinità” dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione. È concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.

QUALI SONO I DONI DELLO SPIRITO SANTO?


L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia, ne elenca sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal sacramento della Cresima.

QUAL È IL SIMBOLO DELLO SPIRITO SANTO?

Pochissime volte è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nelBattesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.  Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo di vita e di morte.

DA QUANDO SI CELEBRA LA FESTA DI PENTECOSTE?


I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale. Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia.
L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.

IN QUALI OCCASIONI SI INVOCA LO SPIRITO SANTO?

Nel conferimento dei Sacramenti, in particolare nel Battesimo e nella Cresima e con liturgia solenne nell’Ordine Sacro; e più in generale in ogni cerimonia liturgica o occasione particolarmente importante, come ad esempio l’inizio del Conclave per eleggere il Papa, dove s’implora l’aiuto divino.
La preghiera di invocazione è contenuta nel magnifico e suggestivo inno del Veni Creator, attribuito all’arcivescovo di Magonza Rabano Mauro e risalente al IX secolo. È un inno che unisce preghiera, meditazione e invocazione.

Ecco il testo in latino:
Veni, creator Spiritus, / mentes tuorum visita, / imple superna gratia / quae tu creasti pectora.
Qui diceris Paraclitus, / donum Dei altissimi, / fons vivus, ignis, / caritas et spiritalis unctio.
Tu semptiformis munere, / dextrae Dei tu digitus, /tu rite promissum Patris / sermone ditans guttura. Accende lumen sensibus, / infunde amorem cordibus, / infirma nostri corporis / virtute firmans perpeti. Hostem repellas longius / pacemque dones protinus; / ductore sic te praevio / vitemus omne noxium.
Per te sciamus da Patrem, / noscamus atque Filium, / te utriusque Spiritum / credamus omni tempore. Amen.

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Solenne Veglia di Pentecoste




Sabato 19 Maggio alle ore 19:00, durante la Santa Messa, si terrà una Veglia di Preghiera in preparazione alla Domenica di Pentecoste.
Durante la Santa Messa:
rinnoveremo le promesse battesimali
- ci sarà la  Benedizione dei bambini battezzati
- rivivremo la nostra Cresima
- Attualizzeremo  le promesse matrimoniali
 -Riceveremo il Mandato missionario


Il Cardinale Vicario ha invitato i parroci a valorizzare la celebrazione della Pentecoste. Queste le sue parole: «Affinché nella fede popolare cresca la consapevolezza che la vita cristiana è vita nello Spirito Santo si dia maggiore attenzione alla celebrazione della Pentecoste, come diamo rilievo alla Veglia pasquale, sviluppando dal punto di vista catechetico e liturgico la fede nello Spirito Santo».

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Santo Rosario alla Madonna



Maggio è il mese dedicato a Maria Santissima e Domenica 13 Maggio ricorre l'anniversario delle apparizioni di Fatima.

Per celebrare questa ricorrenza, Domenica 13 Maggio, alle ore 17:30  nel giardino di San Pietro Apostolo, si terrà la recita comunitaria del Santo Rosario alla Madonna di Valme per invocare la Sua Protezione per tutte le famiglie della parrocchia, con i Misteri rappresentati dai bambini.


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Cristo è risorto!

Sono risorto, sono sempre con te


 SEQUENZA 

Alla vittima pasquale, 
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato 
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate 
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; 
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: 
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, 
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, 
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; 
e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.
Amen. Alleluia

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«La sera del giorno di Pasqua Gesù alitò sugli Apostoli e disse:
“Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi
e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”» (Gv 20, 22-23 ).

Cristo morto e risorto perdona i nostri peccati e ci risuscita a vita nuova.

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Il Signore è davvero risorto. Alleluia!
A lui gloria e potenza
nei secoli eterni!


___________   IL TERZO GIORNO RISUSCITO' DAI MORTI   __________
(Dal Catechismo della Chiesa Catolica)

638 “Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù” ( At 13,32-33). La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale insieme con la croce:

Cristo è risuscitato dai morti.
Con la sua morte ha vinto la morte,
Ai morti ha dato la vita   [Liturgia bizantina, Tropario di Pasqua].

I. L'avvenimento storico e trascendente

639 Il mistero della Risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso l'anno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici” ( 1Cor 15,3-4). L'Apostolo parla qui della tradizione viva della Risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco [Cf  At 9,3-18 ].


Il sepolcro vuoto

640 “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato” ( Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L'assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti [Cf  Gv 20,13; 640  Mt 28,11-15 ]. Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell'evento della Risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, [Cf  Lc 24,3;  Lc 24,22-23 ] poi di Pietro [Cf  Lc 24,12 ]. “Il discepolo... che Gesù amava” ( Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo “le bende per terra” ( Gv 20,6), “vide e credette” ( Gv 20,8). Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, [Cf  Gv 20,5-7 ] che l'assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro [Cf  Gv 11,44 ].


Le apparizioni del Risorto

641 Maria di Magdala e le pie donne che andavano a completare l'imbalsamazione del Corpo di Gesù, [Cf  Mc 16,1;  Lc 24,1 ] sepolto in fretta la sera del Venerdì Santo a causa del sopraggiungere del Sabato, [Cf  Gv 19,31;  Gv 19,42 ] sono state le prime ad incontrare il Risorto [Cf  Mt 28,9-10; 641  Gv 20,11-18 ]. Le donne furono così le prime messaggere della Risurrezione di Cristo per gli stessi Apostoli [Cf  Lc 24,9-10 ]. A loro Gesù appare in seguito: prima a Pietro, poi ai Dodici [Cf  1Cor 15,5 ]. Pietro, chiamato a confermare la fede dei suoi fratelli, [Cf  Lc 22,31-32 ] vede dunque il Risorto prima di loro ed è sulla sua testimonianza che la comunità esclama: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” ( Lc 24,34).

642 Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli - e Pietro in modo del tutto particolare - nella costruzione dell'era nuova che ha inizio con il mattino di Pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi testimoni della Risurrezione di Cristo [Cf  At 1,22 ] sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli [Cf  1Cor 15,4-8 ].

643 Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la Risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico. Risulta dai fatti che la fede dei discepoli è stata sottoposta alla prova radicale della passione e della morte in croce del loro Maestro da lui stesso preannunziata [Cf  Lc 22,31-32 ]. Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli (almeno alcuni di loro) non credettero subito alla notizia della Risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti [Avevano il “volto triste”:  Lc 24,17 ] e spaventati, [Cf  Gv 20,19 ] perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e “quelle parole parvero loro come un vaneggiamento” ( Lc 24,11) [ Cf  Mc 16,11;  Mc 16,13 ]. Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera “per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato” ( Mc 16,14).

644 Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, [Cf  Lc 24,38 ] tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma [Cf  Lc 24,39 ]. “Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti” ( Lc 24,41). Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio [Cf  Gv 20,24-27 ] e, quando vi fu l'ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, “alcuni. . . dubitavano” ( Mt 28,17). Per questo l'ipotesi secondo cui la Risurrezione sarebbe stata un “prodotto” della fede (o della credulità) degli Apostoli, non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella Risurrezione è nata - sotto l'azione della grazia divina - dall'esperienza diretta della realtà di Gesù Risorto.


Lo stato dell'umanità di Cristo risuscitata

645 Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto [Cf  Lc 24,39; 645  Gv 20,27 ] e la condivisione del pasto [Cf  Lc 24,30; 645  Lc 24,41-43;  Gv 21,9;  Gv 21,13-15 ]. Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, [Cf  Lc 24,39 ] ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione [Cf  Lc 24,40; 645  Gv 20,20;  Gv 20,27 ]. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, [Cf  Mt 28,9;  Mt 28,16-17;  Lc 24,15; 645  Lc 24,36;  Gv 20,14;  Gv 20,19;  Gv 20,26;  Gv 21,4 ] poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre [Cf Gv 20,17 ]. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere [Cf  Gv 20,14-15 ] o sotto altre sembianze, [Cf  Mc 16,12 ] che erano familiari ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede [Cf  Gv 20,14;  Gv 20,16; 645  Gv 21,4;  Gv 20,7 ].

646 La Risurrezione di Cristo non fu un ritorno alla vita terrena, come lo fu per le risurrezioni che egli aveva compiute prime della Pasqua: quelle della figlia di Giairo, del giovane di Naim, di Lazzaro. Questi fatti erano avvenimenti miracolosi, ma le persone miracolate ritrovavano, per il potere di Gesù, una vita terrena “ordinaria”. Ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La Risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo Corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un'altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il Corpo di Gesù è, nella Risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è “l'uomo celeste” [Cf  1Cor 15,35-50 ].


La Risurrezione come evento trascendente

647 “O notte - canta l'“Exultet” di Pasqua - tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi”. Infatti, nessuno è stato testimone oculare dell'avvenimento stesso della Risurrezione e nessun evangelista lo descrive. Nessuno ha potuto dire come essa sia avvenuta fisicamente. Ancor meno fu percettibile ai sensi la sua essenza più intima, il passaggio ad un'altra vita. Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto, la Risurrezione resta non di meno, in ciò in cui trascende e supera la storia, al cuore del Mistero della fede. Per questo motivo Cristo risorto non si manifesta al mondo, ma ai suoi discepoli, [Cf  Gv 14,22 ] “a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme”, i quali “ora sono i suoi testimoni davanti al popolo” ( At 13,31).

II. La Risurrezione - opera della Santissima Trinità

648 La Risurrezione di Cristo è oggetto di fede in quanto è un intervento trascendente di Dio stesso nella creazione e nella storia. In essa, le tre Persone divine agiscono insieme e al tempo stesso manifestano la loro propria originalità. Essa si è compiuta per la potenza del Padre che “ha risuscitato” ( At 2,24) Cristo, suo Figlio, e in questo modo ha introdotto in maniera perfetta la sua umanità con il suo Corpo nella Trinità. Gesù viene definitivamente “costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti” ( Rm 1,3-4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio [Cf  Rm 6,4;  2Cor 13,4;  Fil 3,10;  Ef 1,19-22; 648  Eb 7,16 ] per l'opera dello Spirito che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso di Signore.

649 Quanto al Figlio, egli opera la sua propria Risurrezione in virtù della sua potenza divina. Gesù annunzia che il Figlio dell'uomo dovrà molto soffrire, morire ed in seguito risuscitare (senso attivo della parola) [Cf  Mc 8,31;  Mc 9,9-31; 649  Mc 10,34 ]. Altrove afferma esplicitamente: “Io offro la mia vita, per poi riprenderla. . . ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla” ( Gv 10,17-18). “Noi crediamo. . . che Gesù è morto e risuscitato” ( 1Ts 4,14).

650 I Padri contemplano la Risurrezione a partire dalla Persona divina di Cristo che è rimasta unita alla sua anima e al suo corpo separati tra loro dalla morte: “Per l'unità della natura divina che permane presente in ciascuna delle due parti dell'uomo, queste si riuniscono di nuovo. Così la morte si è prodotta per la separazione del composto umano e la Risurrezione per l'unione delle due parti separate” [San Gregorio di Nissa, In Christi resurrectionem, 1: PG 46, 617B; cf anche “Statuta Ecclesiae Antiqua”: Denz. -Schönm., 325; Anastasio II, Lettera In prolixitate epistolae: ibid. , 359; Ormisda, Lettera Inter ea quae: ibid. , 369; Concilio di Toledo XI: ibid., 539].

III. Senso e portata salvifica della Risurrezione

651 “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione e vana anche la vostra fede” ( 1Cor 15,14). La Risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato. Tutte le verità, anche le più inaccessibili allo spirito umano, trovano la loro giustificazione se, risorgendo, Cristo ha dato la prova definitiva, che aveva promesso, della sua autorità divina.


652 La Risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento [Cf  Lc 24,26-27;  Lc 24,44-48 ] e di Gesù stesso durante la sua vita terrena [Cf  Mt 28,6;  Mc 16,7;  Lc 24,6-7 ]. L'espressione “secondo le Scritture” ( 1Cor 15,3-4 e Simbolo di Nicea-Costantinopoli) indica che la Risurrezione di Cristo realizzò queste predizioni.


653 La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. Egli aveva detto: “Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono” ( Gv 8,28). La Risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente “Io Sono”, il Figlio di Dio e Dio egli stesso. San Paolo ha potuto dichiarare ai Giudei: “La promessa fatta ai nostri padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi. . . risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel Salmo secondo: "Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato"” ( At 13,32-33) [Cf  Sal 2,7 ]. La Risurrezione di Cristo è strettamente legata al Mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Ne è il compimento secondo il disegno eterno di Dio.

654 Vi è un duplice aspetto nel Mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua Risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita. Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio [Cf  Rm 4,25 ] “perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia [Cf  Ef 2,4-5;  1Pt 1,3 ]. Essa compie l'adozione filiale poiché gli uomini diventano fratelli di Cristo, come Gesù stesso chiama i suoi discepoli dopo la sua Risurrezione: “Andate ad annunziare ai miei fratelli” ( Mt 28,10;  Gv 20,17). Fratelli non per natura, ma per dono della grazia, perché questa filiazione adottiva procura una reale partecipazione alla vita del Figlio unico, la quale si è pienamente rivelata nella sua Risurrezione.

655 Infine, la Risurrezione di Cristo - e lo stesso Cristo risorto - è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. . . ; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” ( 1Cor 15,20-22). Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano “le meraviglie del mondo futuro” ( Eb 6,5) e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina: [Cf  Col 3,1-3 ] “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” ( 2Cor 5,15).


IN SINTESI

656 La fede nella Risurrezione ha per oggetto un avvenimento storicamente attestato dai discepoli che hanno realmente incontrato il Risorto, ed insieme misteriosamente trascendente in quanto entrata dell'umanità di Cristo nella gloria di Dio.

657 La tomba vuota e le bende per terra significano già per se stesse che il Corpo di Cristo è sfuggito ai legami della morte e della corruzione, per la potenza di Dio. Esse preparano i discepoli all'incontro con il Risorto.


658 Cristo, “il primogenito di coloro che risuscitano dai morti” ( Col 1,18), è il principio della nostra Risurrezione, fin d'ora per la giustificazione della nostra anima , [Cf  Rm 6,4 ] più tardi per la vivificazione del nostro corpo [Cf  Rm 8,11 ].

Continua...

Calendario della Settimana Santa

(Foto del Tabernacolo durante la Reposizione del Venerdì Santo)

"Egli si è  caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è  stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di Lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti."  (Is. 53, 4-5)

"Dio amò tanto l’uomo, così meravigliosamente, 
che tutto il suo essere, effondendosi su questo, 
è scoppiato in un attributo che si chiama: «La 
misericordia»"
 (Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia)


- Via Crucis ogni venerdì: Ore 19,30

SOLENNE VIA CRUCIS PER LE STRADE DEL QUARTIERE
Venerdì 23 Marzo, alla fine della Santa Messa, si terrà la Via Crucis Pasquale per le strade del nostro quartiere. La Via Crucis partirà dal sagrato della Chiesa.


SETTIMANA SANTA

Domenica delle Palme  (25 Marzo):
Ore 10,30: Ingresso solenne e processione
In tutte le altre SS. Messe: Benedizione delle Palme
Alle ore 11,45: Discorso "Domenica delle Palme"

Lunedì Santo  (26 Marzo):
Alle ore 19,30: Discorso "Cercai chi mi consolasse e non lo trovai"


Martedì Santo  (27 Marzo):
Alle ore 19,30: Discorso "In preghiera con Maria"


Mercoledì Santo  (28 Marzo):
Alle ore 19,30: Discorso "Tradimento di Giuda"



Giovedì Santo  (29 Marzo):
(Non si celebrano le SS.Messe delle ore 7:45 e 9:15)
Ore 19,00:   S.Messa solenne della Cena del Signore
Ore 22,00:   Ora Santa
- Alle ore 23,00: Discorso "Tristezza di Gesù"

La chiesa rimarrà aperta l'intera notte.
Tutti siamo invitati ad accompagnare il Signore.



Venerdì Santo  (30 Marzo):
(digiuno e astinenza) 
(Non si celebrano le SS.Messe delle ore 7:45 e 9:15)
- Alle ore 10,00: Discorso "Verme e non uomo"
Ore 11,00: Solenne via Crucis
Ore 18,00: Celebrazione liturgica della Morte del Signore



Sabato Santo  (31 Marzo):
(Non si celebrano le SS.Messe delle ore 7:45 e 9:15 e 19:00)
- Alle ore 12,00: Discorso "Con Maria il Sabato Santo"
Ore 22,00: Solenne Veglia Pasquale
Liturgia della luce; liturgia della parola; liturgia battesimale; liturgia Eucaristica



Domenica di Pasqua (1 Aprile):
SS.Messe:   9,00  - 10,30  -  12,00  -  19,00


Lunedì dell'Angelo  (2 Aprile)
(non è festa di precetto)
SS.Messe come nei giorni feriali:   7,45  -  9,15  -  19,00




Primo Sabato dopo Pasqua  (7 Aprile)
- Alle ore 17,45: Discorso "Domenica di Resurrezione"


Continua...

©2012 Parrocchia di Nostra Signora di Valme